Abitare il proprio corpo di Giorgia Friolo - Quando il coaching risveglia la creatività.
- B Wilde
- Mar 10
- 4 min read
Una poesia nata dal percorso LoveAbility
by Barbara Wilde
Abitare il proprio corpo
C’è stato un tempo
in cui guardavo il mio corpo
come si guarda qualcosa
da aggiustare.
Un tempo
in cui ogni limite
sembrava una crepa
da nascondere.
Il mondo mi guardava
e spesso decideva
chi fossi
prima ancora che potessi dirlo io.
Un corpo diverso, dicevano.
Un corpo fragile.
Un corpo da proteggere,
da compatire,
da definire.
E per un po’
ho creduto a quelle parole.
Ho pensato
che la mia storia
fosse scritta nei miei limiti.
Poi un giorno
ho iniziato ad ascoltare.
Il mio corpo non parlava di mancanza.
Parlava di resistenza.
Ogni cicatrice
era una memoria di coraggio.
Ogni fatica
era una prova di cammino.
Ho capito allora
che questo corpo
non era un errore.
Era la mia casa.
Una casa
che ha conosciuto tempeste
ma non è mai crollata.
Una casa
che ha imparato
a stare nel mondo
con un passo diverso.
Sì, il mio corpo è imperfetto.
È fragile.
È segnato.
Ma è anche
forza silenziosa,
resilienza quotidiana,
desiderio di vita.
Il mio corpo non è un ostacolo.
È il luogo
in cui la mia vita accade.
È il mio compagno di viaggio.
È la mia forma di esistere.
E oggi
quando mi guardo allo specchio
non cerco più la perfezione.
Cerco la verità.
E vedo una persona
che ha attraversato
il giudizio,
la paura,
il dubbio.
Ma che ha scelto
di restare.
Perché ogni corpo
anche quando è diverso,
anche quando è fragile,
anche quando è stanco,
è comunque
un luogo di dignità.
E merita di essere abitato
con amore.
By Giorgia Friolo - 2026

Riflessioni
Un percorso di coaching ha degli effetti importanti non solo sulle scelte o sulle abitudini dell’individuo, ma anche come ritorno della creatività.
Quando una persona entra in uno spazio di ascolto autentico, libero dal giudizio, qualcosa dentro di lei comincia a muoversi. La narrazione interiore si alleggerisce. Il corpo torna ad essere percepito, e molto spesso la creatività riemerge come conseguenza naturale.
È ciò che è accaduto durante il percorso LoveAbility, quando una delle partecipanti, Giorgia Friolo, ha scritto una poesia intensa e profonda intitolata Abitare il proprio corpo.
Questo testo oltre ad essere un’espressione poetica è anche la traccia visibile di un processo più profondo: il momento in cui una persona smette di guardare il proprio corpo come qualcosa da correggere e inizia a riconoscerlo come il luogo in cui la vita accade.
Il corpo: da problema a casa
La cultura contemporanea ci abitua a guardare il corpo dall’esterno. Lo misuriamo, lo giudichiamo, lo confrontiamo, cerchiamo di modificarlo.
Nella poesia di Giorgia si percepisce chiaramente il peso di questo sguardo: “C’è stato un tempo in cui guardavo il mio corpo come si guarda qualcosa da aggiustare.”
Questa è un’esperienza condivisa da moltissime persone, il corpo diventa facilmente un territorio di critica, più che uno spazio di presenza amorevole.
Eppure nel testo accade qualcosa di importante. Attraverso l’ascolto, emerge una nuova consapevolezza.
Il corpo smette di raccontare mancanza e comincia a raccontare resistenza: “Il mio corpo non parlava di mancanza, parlava di resistenza.”
Questo passaggio rappresenta una delle trasformazioni più significative che possono avvenire durante un percorso di coaching.
Il corpo smette di essere percepito come un limite, ed inizia ad essere il testimone della vita vissuta.
Come il coaching coltiva la creatività
Il coaching viene spesso immaginato come un processo orientato esclusivamente agli obiettivi. In realtà il lavoro più profondo avviene su un altro piano: quello della consapevolezza.
Quando una persona smette di essere definita dalle aspettative esterne e comincia ad ascoltare la propria esperienza, la sua voce interiore si riorganizza.
Da quel momento emergono nuove forme di espressione:
scrittura
riflessione
narrazione personale
creatività artistica
nuovi modi di raccontare la propria storia
La creatività raramente può essere forzata; questa appare quando l’ambiente interiore torna ad essere abitabile.
In questo senso il coaching ha la funzione di supportare il coachee a rimuovere ciò che la soffoca.
La dignità di abitare il proprio corpo
Uno dei passaggi più potenti della poesia di Giorgia esprime questa trasformazione con grande chiarezza:
“Il mio corpo non è un ostacolo. È il luogo in cui la mia vita accade.”
In una cultura che ricerca continuamente la perfezione, questa affermazione ha una forza quasi rivoluzionaria.
Il corpo non è perfetto. Può essere fragile, segnato, stanco.
Ma è anche il luogo in cui si intrecciano esperienza, resilienza e desiderio di vita. Abitare il proprio corpo con dignità significa riconoscere che la vita non accade altrove, succede qui e ora.
Quando la trasformazione diventa visibile
Uno dei privilegi del lavoro di coaching è assistere a queste metamorfosi interiori. Le persone oltre a modificare i comportamenti disfunzionali, cambiano il modo in cui si guardano, si percepiscono, si prendono cura di se stesse, e talvolta il primo segnale visibile del percorso intrapreso si esterna con la creatività, una lettera, una canzone, un quadro o come nel nostro caso una poesia.
Riflessione finale
Ogni corpo — anche quando è fragile, diverso o imperfetto — rimane un luogo di dignità. E forse il passo più importante in ogni percorso di crescita personale è imparare, lentamente e con coraggio, ad abitare ciò che siamo.




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