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Abitare il proprio corpo di Giorgia Friolo - Quando il coaching risveglia la creatività.

Una poesia nata dal percorso LoveAbility


by Barbara Wilde

 


Abitare il proprio corpo

 

C’è stato un tempo

in cui guardavo il mio corpo

come si guarda qualcosa

da aggiustare.

 

Un tempo

in cui ogni limite

sembrava una crepa

da nascondere.

 

Il mondo mi guardava

e spesso decideva

chi fossi

prima ancora che potessi dirlo io.

 

Un corpo diverso, dicevano.

Un corpo fragile.

Un corpo da proteggere,

da compatire,

da definire.

 

E per un po’

ho creduto a quelle parole.

 

Ho pensato

che la mia storia

fosse scritta nei miei limiti.

 

Poi un giorno

ho iniziato ad ascoltare.

 

Il mio corpo non parlava di mancanza.

Parlava di resistenza.

 

Ogni cicatrice

era una memoria di coraggio.

 

Ogni fatica

era una prova di cammino.

 

Ho capito allora

che questo corpo

non era un errore.

 

Era la mia casa.

 

Una casa

che ha conosciuto tempeste

ma non è mai crollata.

 

Una casa

che ha imparato

a stare nel mondo

con un passo diverso.

 

Sì, il mio corpo è imperfetto.

È fragile.

È segnato.

 

Ma è anche

forza silenziosa,

resilienza quotidiana,

desiderio di vita.

 

Il mio corpo non è un ostacolo.

È il luogo

in cui la mia vita accade.

 

È il mio compagno di viaggio.

È la mia forma di esistere.

 

E oggi

quando mi guardo allo specchio

non cerco più la perfezione.

 

Cerco la verità.

 

E vedo una persona

che ha attraversato

il giudizio,

la paura,

il dubbio.

 

Ma che ha scelto

di restare.

 

Perché ogni corpo

anche quando è diverso,

anche quando è fragile,

anche quando è stanco,

 

è comunque

un luogo di dignità.

 

E merita di essere abitato

con amore.


By Giorgia Friolo - 2026

 


Sisters - Lorette Depois
Sisters - Lorette Depois

 

 

Riflessioni


Un percorso di coaching ha degli effetti importanti non solo sulle scelte o sulle abitudini dell’individuo, ma anche come ritorno della creatività.

Quando una persona entra in uno spazio di ascolto autentico, libero dal giudizio, qualcosa dentro di lei comincia a muoversi. La narrazione interiore si alleggerisce. Il corpo torna ad essere percepito, e molto spesso la creatività riemerge come conseguenza naturale.

È ciò che è accaduto durante il percorso LoveAbility, quando una delle partecipanti, Giorgia Friolo, ha scritto una poesia intensa e profonda intitolata Abitare il proprio corpo.

Questo testo oltre ad essere un’espressione poetica è anche la traccia visibile di un processo più profondo: il momento in cui una persona smette di guardare il proprio corpo come qualcosa da correggere e inizia a riconoscerlo come il luogo in cui la vita accade.

 

Il corpo: da problema a casa

La cultura contemporanea ci abitua a guardare il corpo dall’esterno. Lo misuriamo, lo giudichiamo, lo confrontiamo, cerchiamo di modificarlo.

Nella poesia di Giorgia si percepisce chiaramente il peso di questo sguardo: “C’è stato un tempo in cui guardavo il mio corpo come si guarda qualcosa da aggiustare.”

Questa è un’esperienza condivisa da moltissime persone, il corpo diventa facilmente un territorio di critica, più che uno spazio di presenza amorevole.

Eppure nel testo accade qualcosa di importante. Attraverso l’ascolto, emerge una nuova consapevolezza.

Il corpo smette di raccontare mancanza e comincia a raccontare resistenza: “Il mio corpo non parlava di mancanza, parlava di resistenza.”

Questo passaggio rappresenta una delle trasformazioni più significative che possono avvenire durante un percorso di coaching.

Il corpo smette di essere percepito come un limite, ed inizia ad essere il testimone della vita vissuta.

 

Come il coaching coltiva la creatività

Il coaching viene spesso immaginato come un processo orientato esclusivamente agli obiettivi. In realtà il lavoro più profondo avviene su un altro piano: quello della consapevolezza.

Quando una persona smette di essere definita dalle aspettative esterne e comincia ad ascoltare la propria esperienza, la sua voce interiore si riorganizza.

Da quel momento emergono nuove forme di espressione:

  • scrittura

  • riflessione

  • narrazione personale

  • creatività artistica

  • nuovi modi di raccontare la propria storia

La creatività raramente può essere forzata; questa appare quando l’ambiente interiore torna ad essere abitabile.

In questo senso il coaching ha la funzione di supportare il coachee a rimuovere ciò che la soffoca.

 

La dignità di abitare il proprio corpo

Uno dei passaggi più potenti della poesia di Giorgia esprime questa trasformazione con grande chiarezza:

“Il mio corpo non è un ostacolo. È il luogo in cui la mia vita accade.”

In una cultura che ricerca continuamente la perfezione, questa affermazione ha una forza quasi rivoluzionaria.

Il corpo non è perfetto. Può essere fragile, segnato, stanco.

Ma è anche il luogo in cui si intrecciano esperienza, resilienza e desiderio di vita. Abitare il proprio corpo con dignità significa riconoscere che la vita non accade altrove, succede qui e ora.

 

Quando la trasformazione diventa visibile

Uno dei privilegi del lavoro di coaching è assistere a queste metamorfosi interiori. Le persone oltre a modificare i comportamenti disfunzionali, cambiano il modo in cui si guardano, si percepiscono, si prendono cura di se stesse, e talvolta il primo segnale visibile del percorso intrapreso si esterna con la creatività, una lettera, una canzone, un quadro o come nel nostro caso una poesia.

 

Riflessione finale

Ogni corpo — anche quando è fragile, diverso o imperfetto — rimane un luogo di dignità. E forse il passo più importante in ogni percorso di crescita personale è imparare, lentamente e con coraggio, ad abitare ciò che siamo.

 

 

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